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«La canzone più bella la puoi scrivere quando va via la luce e ti ritrovi al buio davanti al piano».
Lo ha detto Samuele Bersani, per riassumere quanto la creatività non abbia troppi vincoli fissi da rispettare per esprimersi al meglio.
Un motivo nasce dal nulla, in tour, al bar, appena svegliati alla mattina. E poi, una volta 'scritto' un brano?
Poi si entra in un mondo affascinante e in gran parte sconosciuto ai non addetti ai lavori, fatto di tecnica e sensibilità umana;
di processi standard ma anche di soluzioni improvvisate; di arte e artigianato; di look, strategie e cavilli legali.
Un infinito universo di aneddoti Forse i Beatles non sarebbero oggi
ricordati come il più grande gruppo pop della storia se non avessero incontrato
lungo il loro cammino George Martin. Fu proprio il produttore a plasmare il loro
sound e a renderlo così brillante, accattivante, universale. E a proporre sempre
nuove sfide ai 4 di Liverpool in modo che ogni nuovo album fosse molto diverso
rispetto al precedente, e sempre un passo avanti. A volte sono gli artisti,
obnubilati solo dalle loro idee fisse, a 'limitare' la creatività dei tecnici:
la resa sonora di "Nevermind" (1991), pietra miliare del grunge, ai Nirvana non
piaceva proprio; furono il produttore Butch Vig e il professionista del mixer
Andy Wallace a imporsi e a sfornare un disco ruvido ma radiofonico, che cambierà
radicalmente i connotati al rock anni Novanta.
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Sir George Martin, al centro con John Lennon, viene a volte definito come il
"quinto Beatles", per il suo ruolo di produttore del gruppo inglese. La
maggior parte degli arrangiamenti per strumenti orchestrali venne fatta
da Martin in collaborazione con i Beatles. Per esempio per realizzare Penny
Lane Martin lavorò con Paul McCartney su un assolo di tromba: McCartney
faceva la melodia con le labbra e Martin la trascriveva su uno spartito.
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Operai dietro le quinte Insomma, la
creatività è l'ingrediente chiave della musica, ma senza qualcuno che la sappia
gestire, rifinire e valorizzare, rischia di andare sprecata. Il bello è che dopo
decenni di storia, le tecniche e le "regole" che si sono stratificate non sono
mai assolute e intoccabili, ma sempre aperte alla sperimentazione, al
rinnovamento, alla creatività. Un gran disco può venire registrato in soli 17
giorni, come "Ramones" dei Ramones (1976), al ritmo di una canzone al giorno e
con soli 6.400 dollari (tanto quanto il budget di un rock-party dell'epoca). Ma
può anche andare per le lunghe: per "Born To Run" (1975) Bruce Springsteen e la
E Street Band impiegarono tre mesi solo per incidere la title track. E la storia
del making of musicale dunque non può
che essere costituita di tante storie esemplari, di professionisti-pionieri e di
aneddoti illuminanti.
Fonte: Focus. Ultimo aggiornamento: 02/01/2007
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